Il Cuciniere. Pane nostrum Parte 1

e-spezzo-il-pane-11b7f711-1db4-45e9-a345-1098068f4785Bread… you can find it through the ages and millenniums. From Ethiopia, birthplace of grain, to the Old Testament, bread it’s mentioned in every monotheistic religions.
Symbol of life so in peace as in war, you have to break it with hands and never cut with knife, placed on the tables to the right side. If  bread falls to the ground you have to pick it up and kiss it as a sign of respect.

Prima della scrittura in un legame storico di fede distintore nell’antichità di barbari e uomini civili (Omero per indicare quest’ultimi li diceva come “quelli che mangiano il pane”) essenziale per conoscere un popolo poiché specchio di cultura e tradizioni, il pane attraversa le epoche ed i millenni. Partendo dall’Etiopia dove nacque il grano, trovato scritto nell’Antico Testamento che cita popoli del vicino Oriente e differenzia i pani lievitati da quelli senza lievito, trova spazi in tutte le religioni monoteistiche. Simbolo di vita terreno ed ultraterreno condiviso tanto nella pace quanto nella guerra la tradizione vuole sia spezzato con le mani e mai tagliato col coltello, posto sulle tavole a diritto e se caduto, raccolto e baciato in segno di rispetto. Secondo Ateneo di Naucrati ad Atene si producevano 72 tipi di pane. Oggi sono 1350 quelli di differente schiatta nel Mediterraneo. Un impasto semplice lega la storia dell’umanità in un modo che non prescinde la sua dimenticanza. Il pane sembra ricordare scrittori sempre antichi come Verga e l’eterno assillo dei suoi poveri nella loro primaria occupazione consumata senza companatico dove fatto a piccoli pezzi durava di più o al massimo accompagnato alle cipolle che come ricordava il rampollo dei Malavoglia “aiutano a mandar giù e costano poco”.

La Sicilia bagnata da tre mari, crocevia di popoli invasori guerre e benedizioni si presta a Santo Graal dove se va bene il pane è cunzato o finisce nella zuppa di compare Meno che in una delle Novelle rusticane dice “il pane come lo faceva la buonanima nessuno lo sa fare. Pareva di semola addirittura! E con una manata di finocchi selvatici vi preparava una minestra da leccarvene le dita.” Non si può parlare della cucina senza parlare del pane. Ho verso di lui una considerazione umana, una venerazione al limite del misticismo considerandolo non accompagnamento ma compagno, non cibo ma storia.

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