Trentino Val Senales

Vallata

A voler essere sinceri questo breve viaggio ci è stato regalato. Perchè per dirla tutta noi siamo amanti del mare e questo ci ha sempre indotto, forse anche per pigrizia, a non scegliere mai la montagna per i nostri viaggi. Eppure siamo grati a chi ci ha “costretti” a questa esperienza perchè ne siamo rimasti colpiti ed entusiasti. Il panorama straordinario è difficile da descrivere ed è per questo motivo che abbiamo deciso di lasciar parlare le immagini. Con una promessa… torneremo in montagna a godere dell’aria, dei colori, del silenzio, del contatto con la natura, delle lunghe passeggiate, della pace, del burro di malga, della vista di animali liberi al pascolo, del verde intenso, del fresco, e di molto altro ancora.

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Ruscello

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Farfalle

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Napoli sopra e sotto

vicolo

Vicolo d’arte

Qualsiasi aspettativa voi abbiate su Napoli, beh… abbandonatela. Perché nel bene e nel male Napoli vi sorprenderà e non corrisponderà ad alcuna immagine vi siate costruita nel vostro immaginario. Napoli è difatti, come si sente dire ovunque, la città dei contrasti. Da una parte caos, traffico, rumore, dall’altra calore umano, vicoli pieni di vita, cibo, fantastico. Da una parte delinquenza, disservizi, disordine, dall’altra giovani intraprendenti, bellezze architettoniche, capolavori d’arte. Un mix senza eguali che non vi lascerà indifferenti.

Arrivare a Napoli in auto non è complicato, a dispetto delle catastrofiche previsioni prospettate, così come non è difficile trovare un comodo e conveniente parcheggio pubblico proprio all’ingresso della città. Un po’ più laborioso è invece spostarsi verso il centro, visto che è assolutamente da escludere immergersi nel traffico con il proprio mezzo, pericolosissimo per la totale mancanza di rispetto delle norme di circolazione, e non è un eufemismo. Per la verità i mezzi ci sono, ma passano ad orari “elastici” per così dire e con forti ritardi, e le fermate sono a volte un tantino creative e difficili da identificare. Tuttavia questa è una città dove bisogna andare con lo spirito giusto, cioè tanta pazienza e tantissima voglia di comunicare, chiedere, chiacchierare. Si perché i napoletani sono straordinariamente disponibili e gentili, calorosi e desiderosi di aiutarti ad orientarti nella loro amatissima città. Così il benzinaio, sorridente e con tanta ironia, ti accompagna alla terza palma dopo la transenna del cantiere spiegandoti che quella è la fermata dell’autobus. L’autista dell’autobus, poi, ti fa da Cicerone mostrandoti tutte le borsette lasciate a terra ai semafori dopo gli scippi (e si raccomanda di tenere la tua bella stretta), spiegandoti e illustrandoti tutte le infrazioni stradali commesse in tempo reale (santi uomini… davvero santi uomini e abilissimi autisti), e contemporaneamente ti indica cosa andare a visitare indicandoti dove scendere e dove prendere l’autobus per tornare indietro, cosa nient’affatto scontata.

Il centro storico è magnifico con i suoi mille vicoli stretti e ricchi di sonora vitalità. Camminare, camminare, camminare. Questo è l’unico modo per vivere il centro di Napoli, fermandosi di tanto in tanto per una pausa caffè con babà, e magari, per pranzo, gustando una pizza fatta lievitare nelle camere di tufo giallo secondo una antica tradizione di epoca romana, una tecnica nuova ed antica allo stesso tempo che sfrutta le proprietà geotermiche della pietra in cui Napoli è stata scavata.
Dalle strette vie popolari ai viali dalle nobili architetture, ogni angolo regala qualcosa da ricordare. Ci sono luoghi dove è obbligatorio entrare come la Cappella di San Severo. Qui il Cristo velato, la Pudicizia e il Disinganno sono tre tra le più belle opere d’arte che abbiamo mai visto al mondo, ma vale la pena fermarsi ad osservare con attenzione anche le altre meraviglie di questo museo straordinario, come le macchine anatomiche, e ad approfondire  il genio e la creatività del committente di questa cappella, Raimondo di Sangro, settimo principe di San Severo, l’ideatore di tutto l’apparato artistico di questo luogo nonché creatore di tecniche di decorazione ancora oggi difficili da replicare.
Esiste poi una Napoli invisibile, nascosta, ma che deve essere vista perché racconta storie incredibili, amare e al contempo affascinanti. Napoli sotterranea è un viaggio nella storia a quaranta metri di profondità attraverso cunicoli e cisterne, i resti dell’antico  acquedotto greco-romano e dei rifugi antiaerei della Seconda Guerra Mondiale. La visita, organizzata da una Associazione omonima senza scopo di lucro (di iniziativa privata, ndr) ma interamente finalizzata a valorizzare il sottosuolo della città, è un’esperienza indimenticabile ben raccontata grazie a giovanissimi accompagnatori bravi e preparati.

Napoli rimane nel cuore, nonostante tutto. Grazie ai suoi mille volti sopra e sotto, la città ha un suo fascino indiscutibile che potrebbe con una sana e onesta gestione diventare una meraviglia invidiata in tutto il mondo.
E torniamo sempre qui a cantare la stessa serenata italiana…

Napule è nu sole amaro, Napule è addore e mare
Napule è na carta sporca e nisciuno se ne importa
E ognuno aspetta a ‘ciorta…

 

 

Consigli pratici/ Useful information:

Per visitare Napoli sotterranea /Visiting Naples Underground  Napoli sotterranea

 

 

 

Monte Argentario e il Tombolo della Feniglia

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Vista panoramica sul Tombolo e su Orbetello

Sorprendentemente a volte ci si ritrova in luoghi magnifici di cui neppure si sospettava l’esistenza. E’ quello che ci è successo quando abbiamo deciso di fermarci nella provincia di Grosseto, in Toscana, facendo tappa nel comune di Monte Argentario. La morfologia di questo territorio racconta una storia davvero interessante che si traduce in un promontorio unico nel suo genere. L’Argentario nasce come isola, come le sue vicine sorelle Giglio e Giannutri, ma nel corso dei secoli l’azione del mare unita a quella del fiume Albegna ha creato due strisce di terra, i cosiddetti Tomboli della Giannella e della Feniglia, che l’hanno unita alla terraferma nel tratto di costa su cui affaccia il comune di Orbetello. Il mare così chiuso tra i due tomboli diventa laguna e il risultato di tutto questo fenomeno è un paesaggio straordinario e un ecosistema vario e florido che è la ricchezza di questo territorio.

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Vista panoramica

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Vista panoramica su Orbetello

Monte Argentario è una piacevole sosta generosa di luoghi di interesse tra i due piccoli centri abitati di Porto Santo Stefano e Porto Ercole, le sue spiagge e calette rocciose, la Fortezza spagnola e i numerosi belvedere che, grazie all’altezza collinare, offrono magnifiche vedute panoramiche su tutta la costa. Ma quello che davvero stupisce per la specificità del luogo è il tombolo. Mentre quello della Giannella è stato interamente urbanizzato con case, locali, ristoranti e tutto ciò che il turismo possa desiderare per ogni tipo di tasca, il Tombolo della Feniglia, dopo essere stato devastato durante l’800 quando venne venduto a privati che sfruttarono talmente il territorio da arrivare alla deforestazione, è stato recuperato creando nel 1971una riserva naturale dopo un lento e complesso processo di rimboschimento durato settant’anni. Oggi è un’ incantevole duna sabbiosa racchiusa tra la collina di Ansedonia e il Monte Argentario che internamente affaccia sulla Laguna di Orbetello, mentre il lato esterno direttamente sul mare per una lunghezza di sei chilometri.

Camminando lungo la pista ciclo-pedonale che attraversa in lungo tutta la duna la prima cosa che colpisce è la lussureggiante vegetazione che cambia a seconda che sia rivolta verso il mare o verso la laguna passando da pini marittimi e macchia mediterranea a ginepri e sughere fino a diventare più rada con le tipiche latifoglie delle paludi salmastre.Grazie al silenzio che regna in questo paradiso facilmente si incontrano animali selvatici che qui vivono sereni e liberi, come cinghiali e daini, volpi e tassi, oppure specie ornitologiche davvero uniche come l’upupa e la ghiandaia, l’airone e il germano, e molti altri ancora motivo per cui la Feniglia è un punto di riferimento in Italia per i birdwatcher. Personalmente pedalando amabilmente e godendo della tranquillità del luogo, ci è capitato di incrociare molte di queste specie animali come, ad esempio, un’ intera famiglia di daini che senza timore ha attraversato la pista davanti a noi regalandoci un’ esperienza indimenticabile.

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Caletta

 

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Porto Santo Stefano

Rimane poi il piacere di trascorrere qualche ora in spiaggia, alla quale si arriva grazie ad alcuni accessi ben segnalati lungo la pista. Ad esclusione di un paio di lidi posizionati proprio all’inizio della duna dal lato di Monte Argentario, il resto della spiaggia è selvaggia di sabbia fine e dorata dove solo la fantasia di alcuni bagnanti ha creato ripari costruiti con rami secchi arenati. Un privilegio unico poter godere di una spiaggia intatta e incontaminata, una rarità che varrebbe da sola la sosta in questi luoghi.
Una tappa ad Orbetello, magari per una cena al tramonto sul lungomare, può essere la chiosa perfetta per questo inaspettato e sorprendente breve viaggio alla scoperta di luoghi italiani sconosciuti e straordinari.
E noi continuiamo ad esplorare alla ricerca di queste piccole gemme che rendono unico il nostro Paese… sempre pronti ad essere sorpresi.

Consigli pratici:
Useful information
Dormire/Accomodation: Agriturismo Monte Argentario

Mangiare/Taverns: Ristorante Il Cavaliere

Sarajevo, meeting of cultures.

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Convivenza, integrazione, tolleranza, rispetto, multiculturalismo, libertà di culto… definizioni quanto mai attuali. Sarajevo per molti, moltissimi anni è stata un esempio in tal senso, un faro, un punto di riferimento, la dimostrazione concreta che tutto ciò è possibile, che etnie diverse con tradizioni diverse e culti religiosi differenti possono non solo convivere pacificamente, ma integrarsi a tal punto da mantenere la propria diversità nell’unità. Serbi, croati, bosniaci e molte altre etnie insieme, matrimoni misti, moschee di fianco a chiese cattolico-ortodosse di fronte a sinagoghe. Un esempio nel mondo, un faro, un punto di riferimento… per molti, moltissimi anni.

Poi, un giorno, in questa realtà paradisiaca succede qualcosa e l’inferno prende il sopravvento. Improvvisamente mogli e mariti tornano ad essere serbi e bosniaci, i vicini di casa diventano musulmani e cattolici, i colleghi di lavoro croati ed ebrei. Ciò che fino al giorno prima era unito all’improvviso torna ad essere separato, l’uguaglianza lascia il posto alla diversità, il rispetto viene sopraffatto dall’odio. Un odio feroce, profondo… talmente profondo da rivelare una agghiacciante verità: quella convivenza, quella integrazione erano false, finte, apparenti… dietro, sotto, nell’intimo covava l’odio, il rancore, il disprezzo. La guerra nei Balcani del 1992 ha sorpreso tutti, sia fuori che dentro l’ex Jugoslavia. Nessuno poteva credere che davvero stava succedendo qualcosa di terribile, l’inizio di una guerra civile che supera ogni limite umano e che sfocia in sterminio, in pulizia etnica. Le brutalità commesse durante gli anni della guerra, e in quei 1427 giorni di assedio a Sarajevo, sono inenarrabili e descrivono una natura umana odiosa, abietta, falsa e rancorosa.
L’intervento delle forze internazionali pongono fine alla guerra, ma solo grazie ad un accordo che sancisce e definisce la separazione. Bosniaci da una parte e serbi dall’altra, musulmani di qua e cattolici ortodossi di là. Hanno dovuto separarli per farli vivere pacificamente, sebbene la pace non sia mai stata siglata, mai una firma fu apposta a dichiarare pace fatta.
Oggi Sarajevo si mostra come una città turistica, con un piccolo centro ricco di negozi di souvenir e tanti tour organizzati per visitare i luoghi della guerra. Ci sono ancora moschee, chiese ortodosse e sinagoghe che con la loro compresenza ad ogni angolo di strada sembrano raccontare ai visitatori una storia con un lieto fine dove la diversità ha ritrovato il significato di parole come integrazione e convivenza.
Tuttavia se si osserva con maggiore attenzione, se si è disposti a guardare oltre l’apparenza, se ci si concede del tempo, si colgono segni evidenti e preoccupanti di tensioni mai sopite e pronte ad esplodere di nuovo con ferocia.
Se si alza lo sguardo oltre i negozi di souvenir, se si cammina al di fuori del centro turistico, gli edifici mostrano ancora i segni della guerra. Dopo vent’anni i fori dei proiettili, delle bombe, sono ancora lì a ricordare che non c’è integrazione possibile, che la convivenza tra etnie diverse, tra religioni diverse, forse è un’utopia.

Da una strada all’altra, da un lato all’altro, da un marciapiede a quello dopo, i confini fisici tra Bosnia e Serbia segnano le differenze. I numeri civici sono di colore diverso, la lingua con cui sono scritti i nomi delle strade è diversa, i cartelli stradali non indicano destinazioni diverse a seconda che si proceda dalla Bosnia verso la Serbia o viceversa… tutto questo dentro la stessa città. I musulmani hanno le proprie scuole, i cattolici ne hanno altre, gli ebrei pretendono un riconoscimento, e intanto la tensione aumenta aumenta aumenta…

I musulmani non sposano più i cattolici, i serbi non sposano i croati, i bosniaci non frequentano le stesse località turistiche dei serbi, e intanto l’odio cova cova cova… fino a quando? Cosa succederà? Recentemente i Balcani fanno di nuovo paura, il nazionalismo è ancora un sentimento molto forte, e il pericolo è sempre più tangibile.
Sarajevo non è una meta turistica, è una esperienza di vita… visitare Sarajevo è educativo anche se non rassicurante. Ognuno può cogliere un insegnamento diverso, ma certamente pone un interrogativo: impegnarsi sempre di più per l’ integrazione tra i popoli oppure accettare l’idea che essa è irrealizzabile? Ai posteri l’ardua sentenza.

Consigli pratici:
Useful information
Dormire/Accomodation:Hotel President

La macchia mediterranea lungo la costa calabrese. Tanti ricordi, poche testimonianze.

Costa

Pinete infinite, fresco rifugio per estati roventi, che dominavano la costa calabrese e oltre, dopo lunghi tragitti su un tappeto d’aghi, la spiaggia, chilometri di sabbia gialla con inserti di macchia mediterranea fino al mare, limpido, subito profondo e blu intenso, sempre più scuro verso l’orizzonte. Questo il mio ricordo di bambina, delle mie estati al mare, delle lunghe nuotate con mio padre che tutto mi ha svelato dei segreti di questo mondo meraviglioso.

Tornare oggi si traduce ogni volta in un po’ di sofferenza in più nel vedere come gli inquilini di questa regione tanto ricca di splendore e varietà abbiano potuto anno dopo anno demolire pezzo per pezzo intere pinete ormai quasi scomparse, sporcare e inquinare acque cristalline e pescose, violentare col cemento le ampie spiagge del litorale ionico e distruggere così l’unica ricchezza che avrebbe potuto loro garantire un futuro florido. Come si è potuto non capire che sarebbe bastata una gestione consapevole e lungimirante delle nostre coste per diventare un gioiello impareggiabile nel mondo? Più di 700 chilometri di costa con una varietà di paesaggi che non hanno eguali, ricca di flora e fauna straordinari… eppure è andata così.

E io mi ritrovo a cibarmi di immagini dal mio passato cercando nel presente qualche scampolo di quei ricordi. Passeggiando sulla spiaggia evito accuratamente cumuli di rifiuti di natanti incivili e mi concentro su sopravvissuti di macchia mediterranea che con tutte le proprie forze tenta di resistere allo scempio folle di questo popolo a cui appartengo, ma in cui non mi riconosco e anzi mi fa rabbia, una rabbia violenta che non posso reprimere e che mi fa augurare loro di toccare il fondo perché forse solo allora sarà in grado di risalire. E non mi riferisco solo alle genti calabre, ma più in generale al cieco genere umano che pensa di essere eterno e padrone di questa terra… ma questo mondo vive da molto più tempo di noi e continuerà a farlo anche quando ci saremo estinti. La terra ha tutto il tempo per rigenerarsi, noi abbiamo poco tempo per correggere i nostri miseri ma letali errori prima di scomparire.

Pineta

Davvero la speranza è che questa coscienza ecologica che piano piano si sta insinuando nei nostri cuori e nelle nostre menti prenda possesso velocemente anche della nostra volontà e generi scelte concrete e azioni adeguate. Attraverso le immagini che ho potuto salvare di pini marittimi, gigli di mare, alghe spiaggiate ed arbusti dalle bacche rosse lungo la costa calabrese mi auguro di risvegliare il desiderio di difendere queste meraviglie della natura dai noi stessi.

Pini

Thailandia 2016. Ponte sul fiume Kwai e cascate di Erawan.

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Per andare da Bangkok a Kanchanaburi si può usare il treno e se decidete di fare questo spostamento nel fine settimana, che ovviamente sono i giorni più affollati, non avrete alcun problema a trovare partenze frequenti dalla stazione ferroviaria principale di Hualamphong, ma se, come abbiamo fatto noi, preferite andare nei giorni feriali, beh allora la cosa si complica. Si perché l’unico treno per Kanchanaburi parte dalla stazione secondaria di Thonburi che non è raggiungibile con i mezzi pubblici ed è quindi necessario prendere un taxi. Cosa più facile a dirsi che a farsi perché i tassisti non conoscono affatto questa stazione ferroviaria essendo poco utilizzata dai turisti e non parlano una parola di inglese quindi la comunicazione è impossibile. Dopo aver girato come trottole e aver capito a nostre spese che la fermata Thonburi della BTS non ha nulla a che vedere con la stazione dei treni, ci siamo fatti tradurre in thailandese le istruzioni per raggiungere la nostra destinazione, che pubblichiamo qui sotto affinché voi possiate usufruirne, e abbiamo preso un taxi molto presto al mattino per evitare il traffico infernale di Bangkok. In ogni caso l’unico treno parte alle 7.55 e torna alle 13.55.

Thonburi

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La cittadina di Kanchanaburi deve la sua fortuna al ponte sul fiume Kwai punto chiave della cosiddetta Ferrovia della morte così chiamata perché la sua costruzione fu completata con la perdita di numerosi prigionieri di guerra e di operai locali costretti al lavoro forzato sotto il controllo delle truppe giapponesi nel ‘42 per unire la Thailandia alla Birmania (Myanmar). Scavata a mani nude nella roccia, nel mezzo della giungla thailandese, la sua costruzione ha determinato la morte di circa 16.000 prigionieri militari tra britannici, olandesi, australiani, americani e neozelandesi più un numero imprecisato di civili. Una tragedia immane che meriterebbe una commemorazione rispettosa e dignitosa e invece… Se non fosse per il piccolo museo di Kanchanaburi che ripercorre la storia della sua tragica costruzione e il cimitero di guerra lì di fronte, quello che rimane di questa triste storia è una chiassosa e colorata meta turistica circondata da bancarelle di souvenir e baracchini che sfornano cibo di strada tutto il giorno e tutta la notte, musica di sottofondo e una marea di turisti che inspiegabilmente camminano avanti e indietro sulle rotaie del ponte. E neppure prendendo il treno che va verso Nam Tok la sensazione cambia perché orde di turisti salgono e scendono in preda ad una mania compulsiva fotografica soprattutto lungo i tratti più suggestivi quando a centinaia si sporgono dai finestrini per lo scatto del secolo salvo poi immortalare i magnifici e lussuosi resort che sono stati costruiti proprio a ridosso dei tratti di ferrovia che hanno causato più morti a causa della dura roccia a strapiombo. Una fiera di mostruosità turistiche prive di qualsiasi forma di rispetto… è un po’ come se ad Auschwitz avessero allestito bar, ristoranti, hotel e bancarelle di souvenir, ve lo potreste mai immaginare?
Già è inammissibile che la gente del posto abbia sfruttato economicamente e senza il minimo buon gusto luoghi di simile tragedia, ma i turisti sono davvero incredibili… Ci spiace ancora una volta, ma siamo costretti ad ammettere che ci siamo letteralmente indignati di fronte a tanta becera ignoranza diffusa.

L’unica consolazione a tutto questo ce l’ha regalata la natura, con alcuni magnifici tramonti sul fiume Kwai e con le cascate di Erawan, raggiungibili in poco più di una ora con un autobus da Kanchanaburi. Vogliamo annullare immagini distraenti come quelle dei turisti che si tuffano nelle cascate scivolando lungo le rocce lisce come fossero scivoli di un acquapark, e ricordare solo i meravigliosi scorci di queste cascate che con i suoi sette salti attraversano la giungla ricca di una vegetazione rigogliosa e affascinante.

Ancora una volta la natura ci aiuta a riconciliarci con il mondo, laddove gli esseri umani al contrario ci deludono e ci esasperano. Se non saremo capaci di tutelare le bellezze della natura, così come l’arte e l’archeologia, beh non rimarrà poi molto da vedere in un prossimo futuro per chi anela ancora, come noi, a viaggiare. E noi continuiamo a sperare.

 

Thailandia 2016. La cucina thai e il Capodanno cinese.

Mangiare a Bangkok, e più in generale in Thailandia, è un altro tema assai interessante. Qualsiasi guida turistica voi acquisterete vi racconterà che ovunque andiate potrete trovare cibi di strada invitanti con cui sfamarvi giorno e notte. Ebbene questo è vero, ma si tratta di una verità parziale perché l’offerta di cibo è pressoché infinita, ma molto dipende da quanto siete disposti a rischiare. Ad ogni angolo di strada, in ogni piazza, davanti a qualsiasi tempio o luogo di interesse turistico, a ridosso di ogni molo lungo il fiume, sui marciapiedi  e, naturalmente, in qualsiasi mercato voi andrete troverete bancarelle che espongono e vendono cibo di ogni genere. Tuttavia la carne e il pesce prima e dopo la cottura rimangono per ore sotto il sole e trattandosi di bancarelle senza acqua corrente e senza le minime norme igieniche necessarie è facile intuire che se deciderete di mangiare per strada lo farete a vostro rischio e pericolo. D’altro canto ci sono ristoranti ben nascosti che al contrario sono puliti e offrono una cucina thailandese curata… si, ben nascosti perché essendo la Thailandia ufficialmente la meta per chi vuole spendere pochissimo, i ristoranti dove si spende poco (decisamente poco rispetto ai nostri standard) hanno vita più difficile, ma sarete in grado di trovarli ugualmente affidandovi ai più noti portali web. La cucina thailandese è molto varia e ricca di carne, pesce e verdura, ma pecca di un eccesso di zucchero che rende tutti i piatti troppo dolci e sostanzialmente molto simili tra loro, sebbene probabilmente nelle zone di mare potrebbe essere più semplice trovare piatti cucinati in modo più semplice vista l’affluenza turistica. Tuttavia se siete amanti come noi di frutta, potreste felicemente sopravvivere anche solo con mango, ananas, cocco, papaia, anguria e molte altre straordinarie varianti di frutta esotica.

Non si può poi dimenticare che soprattutto a Bangkok gli appassionati di cucina cinese potranno trovare soddisfazione nell’immenso quartiere di Chinatown. In Thailandia più in generale la comunità cinese è molto numerosa e, da qualche anno, è aumentato notevolmente anche il numero di turisti cinesi che stanno letteralmente colonizzando le mete più ambite e più note creando non pochi problemi anche alle agenzie turistiche locali.  Non è un mistero, infatti, che i cinesi amano spostarsi in gruppi talmente numerosi da poter paragonare i lori movimenti ad un vero e proprio esodo di massa e questo comporta spesso l’impossibilità per i comuni mortali di trovare un posto libero o magari tranquillo quando la propria permanenza coincide casualmente con la loro. Tutto questo poi si aggrava enormemente quando si incappa nel Capodanno cinese. E indovinate chi ha deciso di andare in Thailandia proprio durante i festeggiamenti del nuovo anno della Scimmia? Non che l’avessimo previsto, s’intende, ma quando si dice che la sfortuna ci vede benissimo…

Ebbene si, noi arriviamo a Bangkok il 15 febbraio e il 18 inizia il capodanno cinese i cui festeggiamenti per tradizione durano quindici giorni durante i quali almeno un terzo della popolazione cinese benestante trascorre la proprie vacanze in Thailandia che in questo senso è un po’ come l’Emilia Romagna per i milanesi. Ciò si traduce in una quantità di cinesi inimmaginabile in giro per le strade, sui mezzi pubblici, in visita ai templi, in gruppi di cinquanta o cento con la maglietta a righe o con il cappellino arancione che si spostano in moto sincronizzato investendo tutto ciò che si frappone lungo il loro cammino… noi compresi. Insomma, detto francamente, un tipo di turismo letteralmente di massa che non amiamo molto. La nota positiva da un punto di vista folcloristico è stato visitare il quartiere di Chinatown durante i festeggiamenti di capodanno. Le strade sono addobbate con oggetti caratteristici e il colore prevalente è il rosso indossato anche dalle persone con intento propiziatorio.

La festa inizia il giorno della vigilia durante il quale si banchetta in famiglia e per strada e termina il quindicesimo giorno con la festa delle lanterne a cui purtroppo non abbiamo potuto assistere.  Il primo giorno del nuovo anno della scimmia, però, eravamo presenti quando si sono svolte le tradizionali danze del leone e del drago, affascinanti esibizioni di più artisti che indossano il costume da bestia e danzano accompagnati da strumenti a percussione. Un’esperienza coinvolgente che ci ha ripagati dello stress accumulato per l’eccesso di densità demografica di quei giorni.
Decidiamo di lasciare Bangkok e ci dirigiamo verso Kanchanaburi, le cascate di Erawan e la ferrovia della morte.
….. continua.

Guarda i nostri video cliccando qui:

Il Capodanno cinese 

La lavorazione del croccante

Thailandia 2016, andata e ritorno…anticipato.

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Non è facile raccontare un viaggio finito troppo presto e male, ma è la vita e, a costo di essere banali, va tutto bene finché siamo ancora qui a poterne scrivere. Partiamo dalla fine e poi riprenderemo e descriveremo quel poco che siamo stati in grado di vedere.
Solo cinque giorni dopo essere partiti, nella piccola cittadina di Kanchanaburi a qualche decina di chilometri da Bangkok mentre stavamo rientrando in bicicletta in hotel dopo aver cenato in una suggeriva guest house sul fiume Kwai, uno di noi due è stato investito da un motorino ad altissima velocità e scaraventato a terra. Tanto, tantissimo spavento… un ferita alla testa che ha richiesto undici punti e molte contusioni diffuse. Per ovvie ragioni, dopo aver follemente contemplato anche la possibilità di continuare il nostro viaggio, abbiamo deciso di rientrare. Questa terribile esperienza, di cui francamente avremmo fatto volentieri a meno, ci ha però dato una serie di lezioni che terremo bene a mente d’ora in avanti ed è anche per questo motivo che a breve dedicheremo un post ad una serie di avvertenze e consigli pratici per chi decide di andare in Thailandia, qualcuno utile anche più in generale per chi viaggia al di fuori dell’Unione Europea. Se è vero che bisogna fare tesoro delle esperienze negative, vogliamo trarne un insegnamento da condividere con tutti voi senza addolcire la pillola, ma con la lucidità di chi ha potuto verificare sulla propria pelle un evento che si pensa sempre non accada mai. Quindi, per quanto possibile, è meglio partire preparati e soprattutto consapevoli di cosa ci aspetta in circostanze simili. Vi invitiamo perciò a leggere con attenzione i nostri prossimi articoli con la speranza di poter essere concretamente utili.
Per ora, però, rimaniamo in Thailandia e dopo avervi raccontato la fine, partiamo dall’inizio.

In molti si sono raccomandati con noi di descrivere quel poco che abbiamo visto il più oggettivamente possibile, senza cioè farci influenzare da quello che è successo dopo e noi promettiamo che saremo onesti fino in fondo, ma prima di ogni altra cosa saremo onesti con noi stessi… non abbiamo mai mentito su ciò che di un luogo non ci è piaciuto o non ci ha convinti, non siamo una guida turistica, ma viaggiatori che vivono di sensazioni, emozioni e impressioni che tentano di trasmettere al meglio delle proprie possibilità.
Dunque, Bangkok… come descriverla? Mettiamola così, se come noi amate l’ordine, il bello, la vita all’aria aperta, le lunghe camminate, passeggiare con il naso all’insù catturati dalle bellezze architettoniche, sedere al tramonto in un locale tranquillo lungo il fiume, beh… Bangkok non fa per voi. Appena si esce dalla metropolitana si viene letteralmente fagocitati da un rumore assordante di auto e mezzi che invadono le strade e il traffico è assurdo, surreale, incomprensibile. Per ammissione degli stessi tailandesi dopo le otto del mattino per fare un tragitto anche di poche centinaia di metri ci si impiegano non meno di tre ore. Tutto questo si traduce inoltre in un’aria irrespirabile a causa di uno smog talmente denso e fitto da far provare invidia verso chi, saggiamente, indossa una mascherina, e sono in tanti. Orientarsi  in questa città è un’ impresa da esploratori. Anche con una piantina in mano pensare di attraversare a piedi ampie aree di Bangkok è folle ed è matematicamente certo che prima o poi ci si perda. Sconsigliamo vivamente, poi, di chiedere informazioni ai tailandesi che proprio per le loro proverbiali, e reali, gentilezza ed educazione non vi diranno mai che non sanno di cosa stiate parlando o che non conoscono affatto il luogo di cui state chiedendo, dandovi così informazioni errate che peggioreranno ulteriormente la vostra situazione. Che fare dunque? Raggiungete direttamente i luoghi di interesse con i mezzi come la BTS, la metropolitana, i traghetti oppure prendete un taxi (evitate i tuk tuk che occupano tristemente il primo posto nella classifica degli incidenti stradali).  Gli edifici si alternano senza soluzione di continuità, grattacieli o baracche di legno non importa, tutto è ammassato l’uno sull’altro, l’uno attaccato all’altro, l’uno dentro l’altro. I marciapiedi sono occupati dalle infinite bancarelle che preparano cibo di strada perciò dimenticate di poterli usare, vi ritroverete a camminare pericolosamente lungo i bordi delle strade e le auto hanno la precedenza assoluta al punto che non rallentano affatto se tentate di attraversare, siete voi che dovrete correre… e fatelo in fretta. Decidere poi dove attraversare è spesso frutto di pura intuizione perché le strisce o i semafori pedonali sono rari e quindi consigliamo di seguire il flusso di pedoni tailandesi che a quanto pare hanno sviluppato un istinto di sopravvivenza notevole.
Individuate, dunque, i luoghi che intendete visitare e lasciate perdere le passeggiate romantiche. Quelli che possiamo consigliare sono più o meno le stesse mete proposte dalle guide turistiche come il Palazzo Reale e i vari templi della città come il Wat Pho e il Wat Phra Kaeo. Per meglio immergersi nello spirito religioso di questo paese suggeriamo di visitare i templi la domenica quando tutti i tailandesi sono impegnati nelle loro funzioni spirituali e in particolar modo dediti a fare offerte a Buddha.

Fiori di loto, bastoncini d’incenso, olio nei bracieri e minuscole foglie d’oro da applicare sulle statue del Buddha sono parte di un rituale meditativo molto suggestivo con cui si offrono doni in cambio di una settimana proficua e tranquilla. E queste offerte non vengono fatte solo nei templi, ma anche per strada soprattutto dai commercianti che allestiscono davanti al proprio negozio un piccolo tempio fai da te dove offrire fiori e cibo. Questo profondo senso religioso e meditativo si traduce in un atteggiamento da parte dei tailandesi molto pacato e gentile, disponibile e generoso che ai nostri occhi è apparso in netta contrapposizione con la vita sregolata, caotica e stressante di Bangkok, una contraddizione che è rimasta per noi inspiegabile.
Continua…

Thailandia 2016…si parte.

Iniziamo oggi una nuova avventura che ci porterà in giro per la Thailandia nelle prossime settimane. Come sempre ci riserviamo di dedicare anche a questo viaggio un articolo dettagliato al nostro rientro. Nel frattempo caricheremo qualche video sul nostro nuovo omonimo canale YouTube augurandoci che possa invogliarvi a seguirci e solleticare la vostra curiosità che ci impegniamo a soddisfare in modo più completo non appena rientrati. A presto.