Mar Rosso… non solo mare.

Vento

Alba

Chissà quando avremo di nuovo l’occasione di tornare. Dopo essere stata per oltre un decennio una meta consueta, gli avvenimenti degli ultimi anni ci inducono a temere per la nostra sicurezza e ad attendere tempi migliori, più sereni, più pacifici. E’ triste perché dopo la nostra prima volta, il Mar Rosso era diventato una dipendenza più che un’abitudine, un’esigenza più che una moda.
La scoperta di quello straordinario tratto di mare è iniziata per noi ad Hurghada per poi scendere sempre più alla ricerca di una natura incontaminata, inseguita e massacrata dal cemento, arrivando a Marsa Alam e infine a Berenice.
Per noi Mar Rosso significa fondamentalmente due cose: fondali unici e silenzio. La prima volta che ci siamo immersi nelle acque di Hurghada è stata un’esperienza esaltante oltre ogni aspettativa. Pesci, coralli, spugne, tutto quello che normalmente si ammira in un documentario era lì, vivo e in movimento, sotto i nostri occhi, a pochi centimetri da noi. L’unico suono era quello del nostro respiro, i raggi di sole fendevano l’acqua scegliendo di volta in volta cosa evidenziare in un gioco perfetto di luci e ombre, e la vita scorreva e fortunatamente, nonostante tutto, continua a scorrere meravigliosamente tranquilla come se la nostra presenza per una volta non fosse invadente o disturbante, come se anche noi facessimo parte di quella armoniosa subacquea realtà.

Ogni singola specie di pesce si mostra in tutta la sua colorata e stupefacente bellezza e nulla spaventa, neppure quando si è avvicinati dagli squali di barriera che ignorandoti bellamente continuano per la propria strada e tu ti senti magnificamente perché sei parte di un ciclo naturale, di una energia vitale che è essenza e origine di tutte le cose in questo mondo. Scendendo più a sud e arrivando a Marsa Alam i fondali mutano e le barriere coralline già a pochi passi dalla spiaggia si sviluppano in profondità arrivando anche a trenta metri. I torrioni profondi sono bilanciati dalla presenza di numerose gorgonie, coralli-ventaglio che formano grandi, appiattite e ramificate colonie per i pesci. La fauna si arricchisce di tartarughe, murene, cernie e barracuda e l’atmosfera si fa più cupa, buia, un po’ inquietante e per questo incredibilmente affascinante. Berenice è l’insieme delle due cose con il valore aggiunto della minore presenza turistica, probabilmente ancora per poco, e quindi una maggiore integrità della barriera e del paesaggio circostante.

B&N

Azzurro_cielo

Per noi Mar Rosso significa anche silenzio e quindi quiete, serenità, armonia anche con se stessi. Il fatto di essere circondati dal nulla costringe ad osservare con maggiore attenzione i dettagli e a concentrarsi sul silenzio. Sia che si vada in mezzo al deserto sia che ci si avventuri in zone costiere non frequentate, la sensazione di pace e tranquillità è profonda al punto da essere interiorizzata e diventare intima e sincera serenità. Il chiasso dei villaggi turistici stride in questi luoghi come e più che in altri perché è in palese contrasto con la quiete di questa terra che invece invita alla meditazione, alla riflessione, alla concentrazione su piccole grandi meraviglie della natura… il cielo stellato in mezzo al deserto, talmente limpido e privo di luci artificiali da mostrare ad occhio nudo la via lattea e tutte le più belle costellazioni, il tramonto sulla spiaggia che colora il mare di rosa e ne esalta il profumo salmastro, la luna riflessa nel mare di notte in una scia di luce che esorta a perdersi in quella esaltante e rassicurante bellezza.
Per noi Mar Rosso significa anche esplorare l’immenso mondo delle erbe medicinali egiziane alla scoperta di antichi rimedi naturali, un universo in cui trascorriamo ore, chiedendo, imparando e facendo in nostri unici acquisti. E con l’occasione incontrare persone del posto con cui comunicare e confrontare esperienze di vita… per capire perché, ad esempio, mentre noi veniamo a trascorrere qui le nostre vacanze, loro si spostano in tanti alla disperata ricerca di un futuro migliore. Un giorno ingenuamente chiedemmo ad un ragazzo che preparava del te in una tenda beduina sulla spiaggia perché lavorasse per un occidentale e non comprasse lui stesso un tenda… quanto poteva costare? Rispose che costava tremila euro e noi rincuorati incalzammo chiedendogli nuovamente perché allora non si mettesse in proprio. E lui rispose molto semplicemente che tremila euro non sarebbe riuscito a metterli insieme neppure in una vita intera. Ecco perché conoscere aiuta a capire e a tollerare e magari anche ad amare il prossimo e ad accoglierlo con generosità.

Bambini

Ovunque si vada nel mondo è necessario entrare in connessione con la tradizione del luogo che ha sempre tanto da insegnare a chi è pronto ad imparare e ad ascoltare purché si sia disposti a rinunciare per un po’ a portarsi dietro ostinatamente la propria occidentalità ovunque, come se si volesse replicare casa in ogni parte del mondo, come se si volesse nascondere il luogo in cui ci si trova dietro la scenografia dei villaggi turistici.

La gente troppo spesso si sposta ma non viaggia, vede ma non guarda, sente ma non ascolta… e purtroppo troppo spesso pensa senza riflettere e parla senza dire nulla di sensato. Viaggiare può essere un esercizio educativo molto utile… guardare, ascoltare, riflettere, conoscere, imparare e ampliare le proprie vedute. Questo significa crescere e il viaggio è crescita interiore.
A rivederci presto Mar Rosso.

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People. Berlino 9 novembre 2014

Berlino_9.11.2014Qualche passo nella città vuota di una donna a mezz’asta. Non me ne accorsi quasi quando mi passò vicino portandosi in silenzio la sconfitta. La guardai meglio, era l’Europa indifferente, era il perbenismo devastante, era la schiena girata del consumismo.
Una sentenza definitiva a tutte le mani, le bocche, gli occhi che alle frontiere gridavano, gridano “Fateci entrare…fateci entrare!”.

Vienna 2015. Eterna città imperiale

GiardiniNon esistono città belle o brutte, dipende da sottili reazioni emozionali, dal nascere o meno di affinità tra il gusto del viaggiatore e lo stile, l’atmosfera del luogo che si visita. Di questo ne siamo certi. Tuttavia ci sono rare eccezioni e una di queste, a parer nostro, è Vienna che indiscutibilmente, al di là di qualsiasi soggettivismo, è una città bellissima. Austera ed elegante, di una raffinatezza e stile ineguagliabili. Mentre si cammina tra le vie di questa città tutto il gusto, la finezza e la grazia dell’epoca imperiale sono ancora palpabili e non solo nella magnificenza degli edifici, ma anche nello stile di vita dei suoi abitanti che procedono nel tempo come se l’impero non fosse mai finito. I viennesi sono abili equilibristi che vivono tra passato e futuro in un presente che è perfetta sintesi tra i due.
Vienna è all’avanguardia per trasporti, comunicazioni, servizi, anzi è ben oltre ciò a cui siamo abituati perché qui tutto è sostenuto e tutelato da educazione e senso sociale, spontanea osservanza delle regole e correttezza reciproca, convivenza civile e rispetto del prossimo. Valori straordinari che si traducono in realtà incomprensibili ai nostri occhi come l’assenza di controlli sui mezzi di trasporto accessibili a chiunque, paganti o meno, nel rispetto del principio di  “servizio pubblico” disponibile anche ai meno abbienti e sostenuto economicamente dalla libera iniziativa degli utilizzatori che incredibilmente, nonostante questo, continuano a pagare il biglietto. Valori che si traducono in spazi verdi per oltre la metà della superficie della città tra parchi, giardini e boschi, che sono diventati luoghi di svago e di aggregazione sociale e che invitano e invogliano le persone a fare passeggiate, escursioni, camminate e gite in bicicletta. Vienna dispone di 280 parchi e giardini imperiali che abbelliscono il volto della città e che le hanno fatto meritare nel 2015 per la sesta volta consecutiva il primo posto nella classifica delle città più vivibili al mondo.

Valori che si traducono non in semplice acqua pubblica potabile, bensì in acqua fresca sorgiva che sgorga direttamente dai rubinetti di casa. L’oro bianco, come amano definirlo con orgoglio i viennesi, inizia il suo viaggio dalle sorgenti di alta montagna delle Alpi della Stiria e della Bassa Austria e arriva nella capitale austriaca solo trentasei ore dopo senza l’aiuto di pompe e prima di arrivare a Vienna alimenta anche la centrale idroelettrica. Un prezioso bene comune che viene reso disponibile, invogliando anche i turisti a farne uso a scapito dell’acqua minerale in bottiglia, che viene sconsigliata perfino in hotel, per mezzo di quasi mille fontanelle fisse alle quali si aggiungo alcune fontanelle mobili che vengono allacciate agli idranti nei luoghi più frequentati, in base alle necessità.
Vienna è una città attenta e vicina anche alle esigenze delle persone con disagi o handicap. Sebbene non ovunque, a Vienna è comunque possibile muoversi, alloggiare, visitare musei e partecipare a tour guidati senza barriere architettoniche e a questo scopo è stata creata una rete di informazioni e svariate applicazioni per fornire suggerimenti alle persone con esigenze particolari. Qui la parola d’ordine è “Più informazioni, meno frustrazioni.”
Dunque tecnologia e innovazione, vivibilità e sostenibilità. Vienna è una città moderna e tuttavia ogni edificio, ogni strada, ogni piazza è al contempo un pezzo di storia ancora viva. A cominciare dalla Innere Stadt, la “città interna”, il nucleo più antico della capitale, che occupa l’area un tempo corrispondente all’antica città romana, un intreccio di vie e piazze ornate dagli splendidi palazzi dell’aristocrazia austriaca, cuore storico e artistico della città. La Cattedrale di Santo Stefano, la piazza del Graben con al centro la Colonna della peste eretta nel 1963 come ringraziamento per la fine dell’epidemia, e  quella dell’Am Hof, “alla Corte” così detta perchè vi sorgeva la residenza dei duchi d’Austria, e ancora la piazza Hoher Markt con la splendida fontana dello Sposalizio e la Casa della Musica che non è un museo, ma un luogo con percorsi interattivi che introducono il visitatore alla storia della musica. Il centro storico di Vienna è talmente ricco di cose da vedere e da visitare che dover fare una scelta è un peccato imperdonabile.

Immediatamente adiacente alla Innere Stadt c’è l’immensa area dell’Hofburg, il palazzo imperiale degli Asburgo per più di sei secoli, un complesso di palazzi e cortili di cui alla fine comunque non si riesce ad avere una visione completa. Per visitare l’Hofburg come merita vi si dovrebbero dedicare almeno quattro giorni. Solo per vedere il tesoro e gli appartamenti imperiali, una visita obbligata vista l’unicità dei pezzi esposti, abbiamo avuto bisogno di una intera giornata, ma avremmo voluto vedere anche la scuola di equitazione spagnola con la sua magnifica selezione di bianchi cavalli di Lipizza che si esibiscono una volta a settimana in spettacoli di danza a tempo di musica barocca, il palazzo dell’Albertina con una delle più belle collezioni di arte grafica al mondo, la Biblioteca nazionale con i suoi settanta chilometri di scaffalature in legno e il salone a cupola affrescato che percorre tutto l’edificio e raccoglie quasi duecentomila volumi e molto, molto… molto altro ancora. Ma siamo stati colti di sorpresa, non ci aspettavamo tanta ricchezza d’arte perché per quanto se ne possa leggere, Vienna è molto di più. E non avevamo previsto neppure l’accattivante stile di vita viennese che invoglia a fermarsi, a prendere tempo, a rallentare…magari passeggiare in un parco e poi sostare in un caffè per una pausa con kaffee und kuchen e la sera, dopo aver cenato in una beisl, andare ad ascoltare un concerto di musica classica. Dedicare un pomeriggio ad indugiare davanti alle vetrine dei negozi che, lungi dall’essersi omologati alla moda occidentale, mostrano una interessante varietà di oggetti, dall’antiquariato alle più moderne tendenze, dall’abbigliamento in stile tradizionale ad accessori impreziositi dalla creatività di stilisti del posto, dalle gallerie d’arte alle botteghe quasi scomparse come il guantaio o il venditore di bastoni da passeggio, dai fioristi che vendono composizioni floreali meravigliose e uniche per la rarità dei fiori che le compongono alle preziose oreficerie che espongono le creazioni dei maestri orafi viennesi, spesso vere e proprie opere d’arte. Godersi una giornata di sole nei giardini del Castello di  Schönbrunn aperti al pubblico gratuitamente (cosa alquanto incredibile visto che si tratta di magnifici e maestosi giardini imperiali al pari di quelli di Versailles) o dedicare un giorno alle splendide piste ciclabili viennesi che attraversano tutta la città e portano fino al Danubio dove ampi spazi verdi attrezzati offrono piacevoli soste e in estate anche numerose occasioni di svago.

CarrozzaVienna è una città dove più vi si trascorre del tempo e più tempo vi si vorrebbe trascorrere. Un luogo che invita ad essere vissuto e non semplicemente visitato. Ed è per questo motivo che per noi è un viaggio lasciato in sospeso perché sentiamo il bisogno di tornare dedicandogli il tempo che merita, senza fretta, senza scadenze, godendo dei suoi ritmi e dei suoi spazi a misura d’uomo, del suo stile di vita raffinato ed elegante e delle sue mille offerte culturali e musicali.
Wien, Aufwiedersehen!

Praga 2015. C’era una volta…

Ponte CarloPrague 2015. Once upon a time…
Prague has been called in many ways: “The art erected in lifestyle”,”The Mother of Cities”, “City of a Hundred Spires” and “Golden City”. This is why Prague is a small concentration of architecture’s history due to its several houses and buildings from Art Nouveau to Baroque, Cubist, Gothic, neoclassical and contemporary style.
This story begins a long time ago and tells about a wonderful city along the Moldova River which is crossed by eleven bridges. Like other famous cities in the world, Prague was built on seven hills where enjoying extraordinary views.
The magnificent buildings and the amazing Gothic churches with tall towers up to sixty meters contributed to increase its unique charm in the world, a fairy-tale and romantic atmosphere that made Prague famous all over the world.
The Old Town (Stare Mesto) was developed around the Town Hall Square, crossroads of different cultures,  activities and  most important historical events. The magnificent Charles Bridge, between the old town and the small neighborhood Mala Strana with its old mills and baroque buildings, was perfect to admire the Moldova river banks.
The artistic and intellectual life together with its architectural features made Prague an imperative destination for interested travelers.
But tourists and big tour operators arrived and the story changed…
Today Prague is a noisy amusement park where tourists spend time in restaurants, bars, markets, thai massage centers, souvenir shops, original Czech taverns, or maybe not, Chinese mini markets, etc surrounded by flashing neon signs, advertising banners and large international advertising brands that covered entire buildings.
However, even in experiences not so positive like this, we try to take the best, traveling through the time and imagining how was this city in the past. And then the pictures here below are cleared away from tourists, signs and all disturbing elements, like watching through a filter space-time and this allows us to tell a different story.
So we start from the beginning.
Once upon a time a wonderful city on Moldova river …

Qualcuno l’ha definita “L’arte eretta a stile di vita”, ma storicamente ha meritato soprannomi ben più importanti come “La madre delle città”, “Città delle cento torri” e “Città d’oro”. Questo perché Praga è un piccolo concentrato di storia dell’arte o meglio di architettura con le sue decine di case e palazzi dall’art nouveau al barocco, cubismo, gotico, neoclassico e contemporaneo che si succedono uno dopo l’altro.
E necessariamente da qui deve iniziare qualsivoglia resoconto di viaggio a Praga, per renderle giustizia storica, per restituirle quella dignità culturale che col tempo, suo malgrado, sembra avere perso. Ma partiamo dall’inizio.

C’era una volta una città meravigliosa che sorgeva lungo il fiume Moldava attraversato da undici ponti e che, come altre famose nel mondo, si estendeva su sette colli da cui godere di panorami straordinari. Questo piccolo gioiello di architettura era noto per i suoi incantevoli edifici, magnifici esempi di arte dall’XI al XX secolo che hanno fatto da cornice ad una tradizione culturale e musicale che vanta nomi del calibro di Kafka e Mozart. Le sue imponenti chiese gotiche con torri alte fino a sessanta metri contribuivano ad accrescere questo fascino unico al mondo, questa atmosfera fiabesca e romantica che l’hanno resa famosa ovunque. La città vecchia (Staré Město) ruotava attorno alla piazza del Municipio, punto d’incrocio di culture diverse e centro per eccellenza di tutte le attività e dei più importanti eventi storici: commerci, feste, tornei, esecuzioni capitali e incoronazioni, tutto avveniva qui dove il tempo era scandito dall’orologio astronomico che al battere di ogni ora si animava con la processione dei dodici apostoli e di altre figure allegoriche. Da qui si imboccava il  Ponte Carlo, magnifico in pietra con due torri alle estremità e una splendida esposizione di statue che durante le serate invernali quando la nebbia calava sembravano animarsi, da cui ammirare i meandri del fiume e l’infilata di ponti che si susseguono. Al di là il piccolo quartiere Malá Strana con i suoi vecchi mulini e i suoi palazzi barocchi separati da minuscole viuzze e passaggi nascosti, l’isola di Kampa dove perdersi di sera quando l’atmosfera diventava quasi irreale, e poi su verso il Castello o sulla collina di Petrin da cui godere di una vista senza fiato su tutta la città.

Praga era avvolta da un fascino indiscutibile, anche la città nuova (Nové Město) del XIX secolo con i suoi viali impreziositi da maestosi edifici in stile Secessione e le piazze monumentali come quella Venceslao o ancora le case cubiste, unici esempi al mondo, o la superba chiesa neogotica di Santa Ludmilla che dominava la piazza della Pace ricca di edifici bellissimi.
Questa città era resa unica anche dalla vivacità culturale che spaziava dalla letteratura alla musica con straordinari esempi di creatività autoctona, ma non solo. Grazie alla sua fama, Praga attirava artisti e letterati da tutto il mondo, uomini di cultura che si intrattenevano interi pomeriggi nei caffè letterari immersi in lunghe e dotte discussioni, musicisti desiderosi di esibirsi nei teatri classici, artisti che volevano dare il proprio contributo creativo alla città magari con la realizzazione di edifici audaci come la casa cubista “Alla Vergine nera” o la più recente “Casa danzante” dedicata a Fred & Ginger. Questo pullulare di vita artistica e intellettuale, unitamente alle sue peculiarità architettoniche, rendeva Praga una meta obbligatoria per viaggiatori curiosi, impegnati e rispettosi.

Ma arrivarono i turisti e prima di loro le grandi catene alberghiere e della ristorazione e con se portarono tanti soldi, più soldi di quelli che mai avrebbero potuto anche solo immaginare i cittadini praghesi quando, dopo la caduta del regime sovietico e la rivoluzione di velluto del 1989, si aprirono le porte del capitalismo e del consumismo e finalmente, ahiloro, tutto cambiò. Si intenda questa non come una banale critica ad un sistema politico- economico o ad un altro, ma più come una sofferente manifestazione di incomprensione dell’incapacità degli esseri umani, e in questo caso più specificatamente degli amministratori, di progettare lo sviluppo di una città con maggiore buon senso e lungimiranza…di certo un problema non appannaggio esclusivo della capitale ceca.

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Liguria. Il mare in bicicletta.

MareSpesso accade che quando non si hanno aspettative si venga sorpresi positivamente e la sensazione è piacevole… decisamente piacevole. Nel nostro caso più fattori hanno contribuito alla gradevole esperienza che abbiamo vissuto pochi giorni fa: un clima anticipatamente estivo, la scoperta di luoghi mai visitati, una sistemazione in albergo con un dettaglio unico, la rara occasione in Italia di vedere una riqualificazione intelligente e, non da ultimo, il fatto che tutto questo fosse frutto di un regalo.
Forse non tutti sanno che negli ultimi anni un intero tratto della ferrovia che collegava diversi paesi lungo la riviera dell’alto ponente ligure è stato trasformato in una bellissima pista ciclo-pedonale, occasione unica per chi voglia conciliare sport e mare, ma anche per chi desideri per una volta sperimentare anche in Italia la straordinaria avventura di pedalare lungo una pista dedicata a ciclisti e pedoni…no auto, no rumori molesti, no compromessi di sorta, solo natura e pedali, un’esperienza “nordica”.

galleriaIl nostro piccolo giro d’Italia inizia a Ospedaletti e finisce a San Lorenzo al Mare attraversando Sanremo, Bussana, Arma di Taggia, Riva Ligure, S. Stefano al Mare, Aregai di Cipressa, per un percorso totale di circa 24 chilometri…che raddoppia se si considera il ritorno, ovviamente. Il nostro incosciente spirito avventuroso ci impone di percorrere tutto il tragitto e preferiamo soprassedere sulla fatica provata al ritorno soprattutto perché interamente ripagata dal paesaggio e dalla eccezionalità dell’esperienza.
L’intelligente riqualificazione ha interessato il tracciato costiero della vecchia ferrovia a binario unico che collegava Genova e Ventimiglia nel tratto tra Ospedaletti e San Lorenzo spostato nel 2001 a monte. Da allora, tra parziali inaugurazioni e milioni di euro investiti, arriviamo a marzo 2014 con l’apertura ufficiale in occasione della  105ª Milano-Sanremo e a maggio 2015 con la partenza della prima tappa del Giro d’Italia per festeggiare la quale la galleria di Ospedaletti, lunga più di un chilometro e mezzo, è stata dedicata alla celebre Milano-Sanremo e “arredata” con scritte e pannelli luminosi che ricordano i grandi campioni della storia del ciclismo. Ancora oggi, dopo 14 anni dall’inizio del progetto, in alcuni tratti i lavori non sono definitivamente conclusi, tuttavia la pista è interamente percorribile e pare ci sia l’intenzione di prolungarla fino ad Andora.
E’ possibile godere del paesaggio dell’incantevole Parco costiero Riviera dei fiori sia a piedi che in bici senza ostacolarsi a vicenda poiché la pista è molto ampia e i percorsi sono stati differenziati per coloro che amano passeggiare in tranquillità, per gli appassionati del footing e  per i ciclisti ovviamente. Ci sono numerosi punti attrezzati per fare una pausa, ma quello che rende questa pista particolarmente interessante è la possibilità di conciliare l’attività fisica con il turismo fermandosi a visitare i paesi liguri che essa attraversa e che nell’ultimo decennio sono stati ben recuperati proprio grazie allo spostamento della ferrovia a monte che ha consentito di eliminare l’orribile muraglia che correva a filo spiaggia sostituita da belle riqualificazioni dei lungomare.

OmbrellinoTra questi Ospedaletti è quello che abbiamo scelto per pernottare e dobbiamo confessare che da tempo immemore non ci capitava di dormire a finestra aperta cullati dal rumore delle onde che si infrangono sulle rocce, una sensazione magnifica che rimarrà uno dei ricordi più indelebili di questa breve vacanza. Il paese è simile a tutti quelli di questo tratto di costa ligure caratterizzati da piccoli ma curati centri storici che si snodano tra decine di vicoletti stretti dai quali spiare, come attraverso il foro di una serratura, scorci di mare sullo sfondo incorniciati da archi, balconi con i panni stesi ad asciugare e piccole botteghe artigiane. In questi giorni, poi, in occasione del Giro d’Italia, tutto è tinto di rosa con i muri arredati da ombrellini e biciclette appese che creano un’ atmosfera surreale, una mostra d’arte d’avanguarde calata nella vita reale. Due giorni soltanto che però hanno consegnato alla nostra memoria ricordi piacevoli tra sfide personali di resistenza fisica che ci hanno inorgoglito, la natura che con magnifici suoni e colori ha colmato i nostri sensi e la piacevole sensazione che anche in Italia se lo si vuole davvero…… si può fare!

People. Brasile, Marechal Deodoro.

Il_vecchioNon visto vidi un capo bianco, il più grande deserto di solitudine del creato che non parlava, non rideva, non piangeva, ma reclino sulle ginocchia era stato battuto in sconfitta da ogni cosa. Non visto vidi il sole ritornare, nonostante la notte stesse violando senza scampo il cielo e, solo su lui, tagli di luce boccacceschi come orpelli lo resero inutilmente vivo. Provai a fare del mio meglio cercando nel descriverlo di rifarlo, di ritoccare impercettibilmente ancora anche i ritocchi, di correggere un’opera della mia memoria perché così, diceva Yeats, “… ho cercato di correggere me stesso”.

Matera e la sua dolente bellezza.

PanoramicaMatera and its aching beauty.
When Carlo Levi, confined in Lucania in 1953, visited Matera for the first time he was impressed by… “his aching beauty”. He found a population abandoned by the State, poor peasants who were still living in caves with no services. At the same time, in these places he got in touch with a different and unknown culture full of pride and dignity.
Today Matera is a wonderful site recognized by UNESCO, beautifully restored, destination for millions of visitors from around the world and designated European Capital of Culture for 2019.
Sassi of Matera (meaning “stones of Matera”) are a unique example in the world of rock settlement: hundreds of caves that over time have created a city completely carved into the rock. Here people have always lived in caves that they transformed and changed according to their needs, but with one common denominator: live according to what nature offer.
It’s very interesting to visit a Sasso inside, perhaps with a guide that explains in detail the functionality of the spaces, to understand how the man should be able to adapt perfectly some natural features to their needs, such as, for example, the gradients for the collection of rainwater.
Sassi were also sites of worship showing the people evolution from prehistoric phases to Christianity: in the Rock Churches are still well preserved beautiful wall paintings.
Visiting Matera means a time travel to the archaic past where everything is wrapped in a sense of inexorability of human evolution that fascinates and frightens.

Quando Carlo Levi confinato in Lucania visitò Matera per la prima volta ne rimase impressionato: “Chiunque veda Matera non può non restarne colpito, tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza”. Un luogo bello, dunque, ma che al contempo generava dolore, inquietudine, malessere.
Oggi Matera è uno splendido sito riconosciuto dall’Unesco, magnificamente recuperato, meta di milioni di visitatori da tutto il Mondo e designata Capitale europea della cultura per il 2019. Tuttavia per capire la Matera di oggi, per apprezzare fino in fondo il risultato del lavoro svolto dai lucani nel recupero e nel rilancio a livello mondiale di questa città, è necessario comprendere cosa vide Levi nel 1953. Egli trovò una popolazione abbandonata dallo Stato, poveri contadini che vivevano ancora in grotte senza alcun servizio, persone le cui condizioni di vita erano manifestazione palese dell’indifferenza politica e dell’ingiustizia sociale, un posto dimenticato dallo Stato dove neppure Cristo sembrava essere giunto, una denuncia che rese pubblica nel suo capolavoro “Cristo si è fermato a Eboli”. Eppure proprio in questi luoghi egli riesce ad entrare in contatto profondo e intimo con una civiltà diversa e sconosciuta, con un mondo antico e nascosto pieno di orgoglio e dignità. Quello che più sorprende di Matera, dunque, è il modo in cui i famosi Sassi, ovvero le grotte, siano passati dall’essere la vergogna nazionale, così la definì Togliatti, a diventare il primo sito Unesco del sud Italia. Negli anni ’50 l’Italia si accorse che a Matera nonostante il progresso si viveva ancora in grotta, ma dietro l’apparenza di questa terribile condizione si celava l’incredibile storia di una città unica, oltre che una serie incredibile di testimonianze storiche, artistiche e antropologiche. Si decise, dunque, che la gente del luogo lasciasse le proprie case, abbandonasse i Sassi, con tutti i problemi che ne derivarono per le persone che furono così sradicate dalle loro tradizioni e abitudini, e tuttavia proprio questo abbandono totale consentì ai Sassi di rimanere inalterati nel tempo fino a quando non giunse il riconoscimento dell’Unesco e iniziò quello straordinario severo recupero conservativo del patrimonio che è all’origine del successo di oggi. Un riscatto storico e generazionale per quanti furono costretti a lasciare la loro familiare dimora.

Oggi i Sassi di Matera sono un esempio unico al mondo di insediamento rupestre: centinaia di grotte sovrapposte le une sulle altre che hanno dato vita ad una città interamente ricavata nella roccia. Qui l’uomo, dagli albori della civiltà, è sempre vissuto in grotte che nelle varie epoche si sono trasformate e modificate man mano che mutavano le esigenze dei suoi abitanti, ma con un unico comun denominatore: vivere di ciò che la natura offre.
Arrivando a Matera la vista del canyon scavato dal torrente Gravina colpisce e affascina: profondo appare inaspettatamente dopo una curva e lascia stupiti. Il versante orientale di questo burrone, dove si estende il Parco della Murgia materana, mostra ancora oggi come dovevano apparire originariamente i Sassi cioè semplici grotte naturali scavate nella roccia, mentre il versante orientale, quello dove sorge la città, nella parte alta è caratterizzato da una serie di terrazzamenti, colline e pianori più adatti all’insediamento umano e che quindi nel corso dei millenni, aggiungendo a quelle naturali le grotte scavate dall’uomo, sono stati trasformati da villaggi rupestri in una vera e propria città.
Visitare l’interno di un Sasso, magari con una guida che spieghi in dettaglio le funzionalità degli spazi, fa comprendere come l’uomo sia capace di adattarsi perfettamente all’ambiente utilizzando a proprio favore alcune caratteristiche naturali del luogo come ad esempio la temperatura costante interna agli ambienti scavati, il materiale calcareo tipico del posto per la costruzione degli ambienti fuori terra e le pendenze per il controllo e la raccolta dell’acqua piovana. La maestria con cui nel corso dei secoli sono state realizzate, attraverso stratificazioni successive, le abitazioni, le corti, le chiese, le strade e i giardini, e più internamente, invisibile a prima vista, tutto il sistema di cisterne, neviere e cunicoli, è la manifestazione di una straordinaria cultura ormai persa, ma qui ancora visibile e tangibile. Per questo motivo nel 1993 l’Unesco nel dichiarare i Sassi di Matera Patrimonio Mondiale dell’Umanità utilizza per la prima volta la definizione di Paesaggio Culturale, perfetta sintesi concettuale che ben descrive la peculiarità di questo magnifico luogo.
I Sassi non erano solo destinati alle abitazioni, erano anche luoghi di culto e anche in questo senso sono testimonianza del passaggio evolutivo dell’uomo dalle fasi preistoriche al cristianesimo. Con l’avvento della religione cristiana i luoghi di culto delle civiltà antiche sono diventate Chiese Rupestri in alcune delle quali sono ancora ben conservati dipinti murali bellissimi come quelli di Santa Lucia alle Malve.

Anche il centro storico di Matera, che si sviluppa su un pianoro in posizione più rialzata rispetto ai Sassi, merita di essere visitato con le sue belle piazze e chiese lungo il viale settecentesco, tuttavia dopo la suggestiva visita ai Sassi, almeno questo è capitato a noi, si rimane così immersi emotivamente in quel paesaggio immobile e concreto da non voler proseguire oltre. Forse sarebbe preferibile prevedere la visita in senso inverso così da percorrere questo viaggio nel tempo dal presente al passato più arcaico dove tutto è avvolto da un senso di ineluttabilità, di inesorabilità dell’evoluzione umana, che affascina e spaventa, attrae e inquieta, un sentimento di romantica malinconia di fronte ad un paesaggio di così dolente bellezza.

People. Madrid 2008

Immagine 2Ho visto un cappello! Schiacciato da testa d’uomo. Immobile nel rumore turistico della piazza, nell’odore anestetico della birra. Dormiva… no, s’era annoiato del mondo.

I saw a hat! Crushed by man’s head. He was still in the square, surrounded by noise of tourists and anesthetic smell of beer. He slept … no, he had bored by the world.