People. Italia – Bergamo 2014

ClementeIl pugilatore attende. Tra barriere di mani e corde sotto luce, la folla grida il suo nome. Essere guerriero miceneo pronto per onorare i caduti in battaglia, Onomasto da Smirne alla prima Olimpiade, spartano ai giochi prima delle Termopili, nulla è cambiato. Solo il pugilatore nasce, solo combatte, solo trionfa, solo perisce. Ha con sé l’onore e questo agli dei è gradito.

Berlino – Parte 2. Una galleria d’arte sotto il cielo.

AnzianaBerlin is the best capital in Europe that has interpreted and given space to creativity and artistic avant-garde. So today walking the streets of Berlin also means attending a unique art exhibition open air. The East Side Gallery is the best representation of street art with its 106 murals created between 1990 and 2009 covering the remains of the Berlin Wall.
This idea of urban art has been lived by Berliners as a new cultural renaissance in a city that until 25 years ago seemed to fall into the darkest Middle Ages. Freedom of expression is celebrated here as a barricade to any form of repression.

Non esiste capitale in Europa che abbia interpretato e dato spazio alla creatività e alle avanguardie artistiche meglio di Berlino. Artisti e designer di tutto il mondo hanno scelto questa città per incontrarsi, confrontarsi e per esporre i propri lavori. Eppure, nonostante negli ultimi anni siano state aperte numerose nuove gallerie d’arte che sono andate ad aggiungersi a quelle storiche e celebri, è come se lo spazio non fosse comunque sufficiente e l’energia artistica che si è concentrata a Berlino straripi al di fuori dei suoi luoghi canonici e dedicati e si riversi nelle strade, sui muri. In realtà la street art qui è la naturale prosecuzione della diffusione dei murales che ebbe inizio nella Berlino Ovest alla fine degli anni 70 e che in seguito alla riunificazione prese possesso anche della ex Berlino Est e da allora la città divenne un enorme murales a disposizione della creatività degli artisti.
Ed è così che oggi passeggiare per le vie di Berlino significa anche assistere ad una straordinaria esposizione a cielo aperto di opere d’arte ammirando quelle di alcuni tra gli artisti più riconosciuti della street art contemporanea. Continua a leggere

Il Cuciniere. La cultura gronda d’intingoli

mangia_libri_okIl cibo come la letteratura declina l’essere umano. Avendo sempre apprezzato chi nella cucina porta la cultura che gronda di intingoli, profuma di sughi e friccica d’arrosti, ho di quella italiana l’idea che sia affamata perché racconta di un popolo affamato sempre pronto all’ingozzo di pranzi e cene pantagrueliche in cui rimpinzarsi nella preoccupazione del giorno che verrà. E’ così l’arlecchino di Goldoni ha la fame perenne del popolino sottomesso che quando incontra la locandiera s’abboffa di pollastri e piccioni da cusinar, con le donne de casa acquista sardelle in saor ai mercati e nelle ultime sere di carnevale, tra le battute, i galli d’India corrono in palcoscenico tra attori e polpette che approdano sulle rive del lago di Como a tavola del Renzo, del Tonio e di Gervaso prima del tentativo di matrimonio con Lucia. Manzoni proletario, amante di Maupassant, cita il cibo come un sonetto, come un punto messo d’arte, come un inno, quello al risotto di Gadda “risotto patrio che non deve essere scotto, ohibò no! Solo un po’ più che al dente sul piatto: il chicco intriso ed enfiato de suddetti succhi, ma chicco individuo, non appiccicato ai compagni, non ammollato in una melma” con il suo odore carico di zafferano che invade le stanza da Milano alla Sicilia. Lì Montalbano divora teglie di patate al forno, “un piatto che poteva essere nenti e poteva essere tutto” a seconda della mano che mescolava cipolla, capperi, olive, aceto e zucchero. E la cultura diventa con la cucina l’equilibrio, fondamento delle cose da cucinare che attraversa i salotti dannunziani di Andrea Sperelli dove, ne Il piacere, “la Silvia aveva acceso la sigaretta e inghiottiva le ostriche e la Clara chiuse il sospiro nel cerchio di un bicchiere di sciampagna”.
L’Italia cambia, cresce, declina, insorge, ma sul cibo cede e con lei gli intellettuali, i parolai, gli idioti. Noi nelle cucine disponiamo le parole e la materia in un capriccio della storia.

Berlino – Parte prima. Dimenticate tutti i luoghi comuni.

DSCF3911Forget all the clichés.
In just over two decades with methodical and clear planning the two old cities, east Berlin and west Berlin, were united into new one and the result is a perfect balance between tradition and modernity.
Berlin looks to the future, does not hide the past and takes care of its historical and cultural heritage.

Dimenticate tutti i luoghi comuni sulla presunta freddezza e inospitalità tedesca e sull’austerità delle città in Germania. Berlino è una capitale all’avanguardia, con una velocità di trasformazione che supera ogni più florida immaginazione. Dopo solo 25 anni dalla caduta del muro, Berlino è la città più giovane e creativa d’Europa. Sempre rivolta al futuro, ma consapevole e rispettosa del passato. Oggi la riunificazione tra est e ovest ha raggiunto il suo completamento anche nell’ unificazione urbanistica e architettonica. Non è più possibile distinguere la Berlino della DDR dalla Berlino occidentale. Vent’anni fa a centinaia di architetti  di tutto il mondo è stato affidato il compito di ricucire gli strappi tra i due settori cittadini e tutta la società civile (associazioni di quartiere, collettivi, gruppi alternativi), è stata chiamata a partecipare alla progettazione di questo nuovo assetto urbanistico. E così in poco più di due decenni con metodica, lucida e lungimirante progettualità le due città si sono fuse l’una nell’altra e il risultato è una sintesi perfetta tra tradizione e modernità.
Parlamento
Il passato rivive nelle splendide architetture dell’ Unter den linden (il viale “sotto i tigli”) dei secoli XVIII e XIX che collega la Porta di Brandeburgo al Duomo e all’Isola dei Musei, una vera e propria isola sul fiume Spree dove si trovano quattro tra i più importanti musei della città, e nel quartiere di San Nicola che, raso al suolo completamente durante l’ultima guerra, è stato poi ricostruito pietra su pietra catapultando il visitatore in una dimensione perfetta, cinematografica, quasi irreale tanta è la perfezione.

La storia recente, anche quella scomoda, viene celebrata in musei dedicati come il Museo del Muro e quello della DDR, nell’East side gallery, una porzione di muro lasciato volutamente in piedi a perenne memoria, nel Memoriale dell’Olocausto dove 2177 lapidi a più livelli creano un labirintico e monumentale cimitero dove perdersi in un’astratta e surreale evocazione delle tormentate vicende dei perseguitati.

Il futuro è cercato e voluto, solo per fare un esempio, nelle strutture ultramoderne di vetro e acciaio dei grattacieli di Postdamer Platz dove svettano la cima del complesso Kollhoff in mattoni rossi e il magnifico tetto conico (evocazione del monte Fujiyama) del faraonico Sony Center il cui immenso forum ospita uffici, appartamenti, il Museo del cinema, ma anche alcuni elementi di un antico palazzo, in costante scommessa sull’integrazione tra antico e moderno.

Ogni quartiere, ogni strada, ogni dettaglio a Berlino non è lasciato al caso e ciò consente al visitatore di vivere in pieno la città a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici e di godere di tutto quello che Berlino può offrire: centinaia di opportunità culturali e le più diverse occasioni di svago.
Berlino volge lo sguardo al futuro senza nascondere il passato e garantendo la cura del proprio patrimonio storico e culturale.

Forse, dopotutto, almeno questa lezione noi italiani dovremmo impararla!

AlexanderPlatz_okConsigli pratici:
Useful information
Dormire/Accomodation: Leonardo Hotel Berlin Mitte In the center of Berlin, where Friedrichstraße meets the River Spree.
Mangiare/TavernsDie Berliner Republik Pub Restaurant  in Schiffbauerdamm.

Grecia. Donoussa – L’isola del silenzio. Island of silence.

Donoussa_porto

Island of silence. Donoussa is this: a small corner of the world where you can find ancient Greece in flavors and fragrances, in the faces of local people and where to find also themeselves.

Quando il traghetto attracca nel minuscolo porticciolo si è invasi da un senso di pace e di calma e tutti i sensi sono coinvolti da sensazioni vivide. Lo sguardo riesce a contenere tutta l’isola, l’olfatto è conquistato dai profumi del mare, la salsedine s’impossessa della pelle, l’odore proveniente dal forno della panetteria sul porto è un invito per le papille gustative a pregustare la cena della sera, e poi… arriva il silenzio. Una volta superato il caotico, si fa per dire, sbarco dei pochi turisti di fine settembre e raggiunto il proprio “studio” (tipica sistemazione greca che prevede, oltre a bagno e letto, un piccolo angolo cottura) si inizia a sentire il silenzio… un silenzio fatto di vento, qualche cinguettio e di rado il belare delle capre. L’assenza pressoché totale di mezzi di trasporto a motore è un miracolo a cui non si può rinunciare. Le nostre orecchie ringraziano.
Le spiagge regalano scorci indimenticabili e nuotate sospese nel vuoto infinito fra trasparenze inimmaginabili e pesci audaci che arrivano quasi a toccarti. Volendo attribuire un primato sceglieremmo senza dubbio Livadi beach: dopo un’ impegnativa e faticosa discesa lungo uno sterrato ripidissimo si giunge a questa baia meravigliosa dove il senso di libertà si accompagna ad una straordinaria e immediata sensazione di appartenenza al quel luogo, una simbiosi tra uomo e natura che spinge i pochi presenti a prendere possesso di un pezzetto di quel paradiso ben distanti gli uni dagli altri. Niente ombrelloni, niente bar, niente di niente… solo mare, sole, tamerici, solo natura, una natura infinita, meravigliosa, pura, incontaminata, l’essenza stessa del vivere.

Donoussa_mare
Donoussa è questo: un piccolissimo angolo di mondo dove ritrovare la Grecia antica nei sapori, nei profumi, nei volti degli abitanti e dove ritrovare anche se stessi.

Donoussa_mare2
Consigli pratici
Useful information
Dormire/Accomodation: www.firoa-studios.gr  Dimitri è gentile e disponibile.
Mangiare/Taverns: cena da Captain George. Per la colazione si può andare in panetteria oppure nella taverna/bar sulla spiaggia di Kendros.

People. Istantanee senza aggettivo.

Madrid_2009Se di una nazione paese città posto vicolo vuoi l’anima, cosa ti prendi?
Io – noi rubiamo volti corpi denti capelli ossa quale che sia il miscuglio, sempre l’uomo o donna dovremmo dire, o vecchio o infante. Togliendo tutto alla moda parigina di Simenon che scarnificando Maigret sulle pagine, dove una luce era una luce, un tavolo un tavolo, nella semplicità d’essere cose senza aggettivo lo riportava a semplice osservatore.
E questo vorremo fossero le immagini pubblicate… istantanee senza aggettivo, dove guardare più che giudicare, attendere più che cercare forzosamente una storia.

Madrid 2009…  ecco la prima. Poggiato a una transenna il giorno gli cadeva addosso inconsapevole del fatto che fosse un’estate appena accennata quella sulla pelle . Noi oltre il corteo vedemmo solo lui che a bocca spenta si fumò cinque minuti della sua vita.

Il Cuciniere. A proposito della Spagna

ImpastoCi sono cose che accomunano le cucine del Mediterraneo. Sono cucine mischiate, illegittime, cucine regionali frutto della relazione culturale tra fame, risorse e fantasia.
La cucina spagnola non esiste! – diceva Manuel Vasquez Montalban, indicando le autonomie gridate di un popolo che si sente di lingua uguale, ma di storia diversa. Qualche turista frettoloso direbbe che la cucina spagnola è paella, tortilla di patate, prosciutto serrano convinto d’avere assaggiato quantomeno l’idea platonica del cibo spagnolo, ma cibo e poesia in questa nazione vanno di pari passo e molti degli scrittori di cucina erano anche poeti e molti poeti sono stati influenti gastronomi creando così una sinergia unita ad una visione edonistica che ha portato nelle ricette e negli stessi gesti del cucinare quella cura e quella delicatezza propria del raccontatore.
Dal nord cantabrico con la semplicità galiziana, mai modificata dal cuoco, alla sofisticata basca con gli umidi di baccalà. Lungo le falde dei Pirenei con l’ esperimentazioni navarrine e aragonesi golose della caccia e delle dense minestre d’inverno. Cercando l’agrodolce medievale della Catalogna alla maniera di alcuni piatti toscani, fino a spingersi ad un barocco tanto carico da esaltarsi nelle composte di baccalà. E poi Valencia corretta da spezie di memoria araba aggiunte nel brodo di pesci di roccia che poi dimentichi nell’andaluso gazpacho estivo immaginoso di un popolo povero, con la menta ed il cumino ad aiutare il palato prima dell’agnello cotto in miele di rosmarino.
Soprendendovi andate, se potete, di regione in regione a girovagare sulle tavole, sulle strade, nei posti spersi non globalizzando il gusto, ma esperimentando le culture e dimenticandovi per un po’ della paella, della tortilla di patate e del prosciutto serrano.

Grecia. Micro Cicladi. Inseguendo un mondo perduto.

CicladiIl tempo passa e i posti inevitabilmente si trasformano. Spesso ci capita di pensare che se fossimo nati un paio di decenni prima avremmo visto luoghi intatti e genuini che oggi non esistono più e conosciuto gente ancora integra nelle proprie tradizioni e cultura. Spesso riflettiamo sulla natura contraddittoria del turismo di massa: da un lato il diritto sacrosanto per chiunque di viaggiare e trascorrere le proprie vacanza ovunque si voglia, dall’altro lo sciagurato risultato che tutto ciò ha generato, cioè l’omologazione totale. Per noi oggi viaggiare è diventata una sfida: riuscire a scovare nel mondo luoghi non completamente contaminati dall’imperialismo del turismo occidentale.
E quando questo accade è una sensazione meravigliosa.
Le isole greche possono regalare questa straordinaria esperienza a patto che si evitino quelle più rinomate e che si sia disposti a spostamenti più lunghi e faticosi. Se si accettano queste condizioni, e si sceglie il periodo giusto che mai coincide con i mesi di luglio e agosto, allora ci si aprirà alla incredibile avventura di un autentico viaggio nel tempo.
Le micro Cicladi per noi sono questo: un tuffo nel passato, l’abbandono totale ai bisogni primari, la riscoperta della simbiosi con la natura…ascoltare il silenzio, attraversare i vicoli del villaggio tra i molti anziani intenti in mestieri ormai scomparsi e i pochi bambini impegnati a inventare con niente i propri giochi, camminare per chilometri lungo sterrati deserti per giungere infine su spiagge solitarie e di una bellezza senza fiato, nuotare in acque così limpide che le barche sembrano sospese nell’aria. Qui si può dimenticare lo scorrere del tempo e lasciare che le proprie giornate vengano regolate solo dal sorgere e tramontare del sole. Al mattino la sveglia è data dalla luce che filtra attraverso le azzurre persiane e la sera il sonno è cullato dal suono del vento. Ogni giorno alla scoperta di una spiaggia diversa, di un angolo incontaminato e deserto dove crearsi un riparo sotto le tamerici e godere di un tempo senza tempo, mangiando chicchi di uva dolcissima e deliziose sfiziosità acquistate in panetteria, tra un tuffo nel vuoto del mare, la lettura di un libro desiderato e qualche pausa sonnecchiante stimolata dall’incedere ritmato delle onde.